Storia, Arte, Cultura

Vista panoramica di Vione

Nel XIII secolo gli abitanti dell'estremo bacino camuno sono raggruppati in due sole comunità: Dalegno, che comprende Villa, Ponte e Temù e Vione con Canè e Stadolina. L'Olivieri fa derivare Vione dal nome personale romano "Vigiliano" da "Vigilius", il Dotti lo fa risalire al reto - ladino "alba, ava, avion", torrente; e se pronunciato in dialetto "Viu", può derivare dal post - medioevale "biù", in celtico "bò", per indicafre baita, e se accrescitivo diventa: una grande baita, luogo delle grandi baite, come sostiene l'Ertani. Il nome di Stadolina dal medioevale "stadulum", stalla, alloggio oppure "stationis" può accertare l'esistenza di una stazione militare e di un ospizio e alloggio per i viandanti. Arnaldo Gnaga associa Canè al lat. "cannetum" "cannetulae", luogo delle canne, forse per indicare i tronchi di legno tondo usato per costruire le prime case, quindi "case di canne". Per l'Ertani Canè è una scrittura medioevale. All'origine fu "gano" come "gael" celtico, "gau" tedesco, col significato di area abitabile sulla costa.

 
Portale e stemma di casa Tognali  

Le necessità di coesione e la comunanza di interessi concorda con la comunanza di proprietà da parte dei vari nuclei di abitanti e naturalmente è motivo di cattivo sangue con i vicini. L'aumentata consapevolezza di libertà, porta anche Vione verso l'autonomia comunale che si rifà alla vicinia, l'antico organismo popolare perciò, sempre nel XIII sec., si separa da Vezza, formando comune a se. Fino al se. XVII la due comunità arganizzano, definiscono i territori e si contendono con violente diatribe i confini. La più famosa fu quella del 1338 quando Vione guelfa ebbe il castello messo a ferro e fuoco dai ghibellini di Vezza. Seguono contestazioni e risse violente quasi fino al 1600. Vione consume, nel 1400 e 1500, contrasti e beghe anche con Dalegno per i confini, per il pagamento di taglie e per i privilegi sulla strada di Gavero riguardante l'evacuazione dei beni posseduti dai proprietari di Vione nella Dalignana. L'acquisizione di diritti vari, dietro pagamento di canoni e livelli, durante la crisi dei grandi proprietari, vescovi e monasteri, e durante le beghe tra guelfi e ghibellini, favorisce la crescita della vicinia- comune rurale.

 
Pittoresco scorcio di Vione  

Nel 1414 Vione acquista il suo castello, benchè malconcio, dal signore di Vezza,Pasolino Pasolini e inizia a costruire il borgo, all'interno delle mura rimaste, poi, man mano, nel XV sec., si procura la "jus" di decimare sui suoi terreni e sugli animali dai Griffi di Braone, e dalla Repubblica Veneta le decime confiscate ai ribelli Federici; compra dai Federici di Ossana le decime che godevano sullo stesso territorio a ancora, nel 1793, acquista decime dal nobile Panzarini di Cedegolo. Paese assai povero nel Medioevo, accresce le proprie risorse economiche e con l'aumento della popolazione, diverse famiglie vennero ad abitare a Vione ed acquistano i diritti degli originari. Nel XVII - XVIII sec. testimonia un segno di benessere, soprattutto con lo sviluppo edilizio, pur dovendo sopportare ancora oneri di stampo feudale.
Le famiglie Tognali e Guarneri arricchiscono il paese con i loro fabbricati, espressione di una differenza sociale piuttosto marcata: case turrite che denotano elementi decorativi post - cinquecenteschi, soprattutto nei portali, nei vòlti delle stanze e nelle "stùe" di legno intagliato. L'edificio rurale dei tre paesi è una costruzione povera con l'uso del legno per le pareti e le scandole per la copertura dei tetti, causa principale di molti incendi. Senza dilungarmi nella descrizione, vogglio ricordarne almeno tre, avvenuti nel secolo scorso: il 13 agosto 1862, in meno di un'ora Canè è raso al suolo, con tre morti e molti feriti. Nell'agosto del 1861 brucia tutta la frazione di Stadolina di sopra con una vittima.La notte del 7 novembre 1877 le fiamme riducono Vione ad uno scheletro: 500 abitanti senza tetto, 109 case distrutte, pioggia e freddo accrescono il disagio. Ma le popolazioni non si scoraggiano: ricostruiscono i paesi anche con l'aiuto delle comunità confinanti. I documenti delle Vicinie dimostrano che la società è operosa e amministrativamente avanzata e gli "Statua comunitatis Vioni" del 1737 e del 1787, redatti su falsa riga di altri più antichi, dettano norme in materia di "diritti d'uso", prescrizioni per i pascoli, per il taglio del legname, per la raccolta dei frutti della terra, per l'urbanistica rurale, ma soprattutto le regole per lo svolgimento delle tre "Generali Vicinie", assemblee dei capifamiglia, per l'elezioni degli officiali, dei consoli e degli "homini" che devono controllare e sorvegliare i beni comunali. Gli avvenimenti politici dal 1796 al 1814 coinvolgono anche Vione. Gli ammassamenti di truppe portano danni alle case e alle persone: sacheggi, morti, estorsioni, incendi sono frutti delle scaramucce tra Francesi e Austriaci. Come gli altri paesi dell'Alta Valle, Vione diventa retrovia del fronte della "Guerra bianca" sull'Adamello.

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